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Intelligenza artificiale che (non) ruba il lavoro

Tutti ne parlano, tutti la inseriscono nei propri software e prodotti (o così dicono nei lanci stampa e di marketing), tutti si preoccupano per il lavoro che ruberà. Ora che ho la vostra attenzione, vi dico ciò che penso, dopo i miei trent’anni di immersione nel mondo digitale e della tecnologia: l’IA non ci ruberà il lavoro, così come lo intendiamo, ma più verosimilmente lo cambierà.

Sebbene come per tutte le rivoluzioni alcune tipologie di lavoro diventeranno progressivamente di nicchia (qualcuno si ricorda dei maniscalchi?), altre nasceranno e si imporranno. Ciò perché in generale l’intelligenza artificiale va vista come uno strumento per affiancare il lavoro e assistere l’essere umano nelle attività più ripetitive e noiose, soprattutto se si parla di generazione dei contenuti, e grazie agli algoritmi anche per prendere decisioni nel minor tempo possibile sfruttando le potenzialità di analisi o per fare scelte fra un ventaglio di possibilità minori, già calcolate da essi.

Al momento attuale, quindi, la sostituzione totale di figure professionali appare difficile, sia per i risultati al momento non eccellenti, sia per la carenza di creatività, soprattutto se parliamo di fornitura di servizi di alto valore o di alta qualità. Ad esempio, un copywriter professionista potrà godere dell’assistenza dell’IA, ma non potrà essere sostituito, perché una sterminata mole di dati messi insieme da un algoritmo non ha umanità, libero arbitrio, casualità e pensiero laterale.

Ovviamente, più i sistemi si perfezionano, più posizioni lavorative secondarie o di basso profilo potranno essere in parte sostituite, ma servirà sempre qualcuno che le controlli, creando così nuovi posti di lavoro. Quindi, il consiglio è di non temere le evoluzioni e allo stesso tempo prepararsi per esse, magari studiando le funzionalità e acquisendo le conoscenze per modificare o cambiare il proprio lavoro quando e se sarà necessario.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta sulla testata TrafficJam

Gabriele Gobbo

Gabriele Gobbo è, assieme al fratello Ivan, il fondatore di Italiamac, il principale e più vasto Apple User Group d’Italia riconosciuto da Apple Inc. Utente Apple da sempre, ha iniziato con un Macintosh LC con la strabiliante potenza di 2MB di Ram. Gabriele è un profondo conoscitore delle “cose della rete” e attraverso la sua azienda MacPremium sviluppa progetti e strategie digitali evolute per le aziende. Dalla presenza sul web al social marketing, dalle attività non convenzionali al marketing virale. Sovente tiene seminari sulle strategie di marketing per la promozione di app e aziende. Ha ideato il MacDays organizzato presso la Fiera di Pordenone. Oggi è anche conduttore della trasmissione televisiva FvgTech dedicata alla tecnologia.

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