Il mio barista mi legge meglio di Google Ads
Quello che coglie un barista in uno sguardo, Google lo manca anche dopo mille click. Una mia riflessione sull’intuizione umana che il digitale non avrà mai.
Docente e consulente di comunicazione digitale
Quello che coglie un barista in uno sguardo, Google lo manca anche dopo mille click. Una mia riflessione sull’intuizione umana che il digitale non avrà mai.
È l’unico spazio digitale che ti appartiene davvero. Da anni si ripete che i siti web sono morti. Conta solo stare sui social. Nessuno visita più una home page. Eppure, ogni volta che cambia un algoritmo, ogni volta che la visibilità crolla, ogni volta che un account viene bloccato senza spiegazioni, ci ricordiamo di quanto […]
risultati di AI Overview di Google vengono implementati e approfonditi ogni giorno e appaiono quindi più che sufficienti per la maggior parte delle cose che mi serve sapere tramite il motore di ricerca.
Tenere un webinar per i professionisti e le aziende è sempre un’occasione preziosa per confrontarmi con un pubblico attento e coinvolto.
Quando pensiamo al marketing, alla comunicazione e alla promozione online, le prime attività che ci vengono in mente sono le piattaforme di advertising e i social media. Per i più avveduti, anche il proprio sito web (casa nostra, come ho raccontato nel mio precedente articolo) e la relativa azione di posizionamento sui motori di ricerca. Queste sono le vie più usate (abusate?) e comuni per una campagna di comunicazione su Internet.
Fra uno scroll e l’altro, mi sono imbattuto in una vecchia pubblicità, o meglio, réclame. Nel 1949 Western Electric ha tirato fuori questa pagina pubblicitaria che, a prima vista, sembra solo un’illustrazione vintage. Ma guardiamola meglio e facciamo una analisi al volo.
C’è un problema sul web: i banner popup. Fastidiosi, invadenti, ripetitivi. Sono ovunque come i semafori nel traffico cittadino: sappiamo che ci saranno, li odiamo, ma non possiamo evitarli. Checché ne dicano gli ad-blocker.
Ho realizzato per la rivista scientifica Agenda Digitale alcuni contenuti verticali sul Social Zombing, termine ideato da me e Max Guadagnoli per descrivere azioni malevole e attacchi mirati alla reputazione e ai canali digitali. Nei video e negli articoli pubblicati spiego in dettaglio il funzionamento del fenomeno e le principali tipologie di problematiche e attacchi coinvolti.
Sono sempre di più le piattaforme per pubblicare contenuti su internet, dai social media ai podcast, dallo streaming video ai piccoli blog. Per questo motivo molti pensano che il “sito web” sia obsoleto o addirittura passato di moda… roba da boomer, direbbero le nuove generazioni.
Il sito web è morto, viva il sito web. Potrebbe essere questa la sintesi estrema di quanto si sente dire ormai da anni. Con l’arrivo del Web 2.0 e delle piattaforme di generazione dei contenuti dagli utenti, il sito web è stato relegato ai margini delle strategie aziendali di comunicazione e marketing. Purtroppo, la filosofia del “tutto gratis su Internet” ha erroneamente fatto credere che anche la promozione e la presenza in rete si possano gestire senza investimenti o quasi. Dovrebbe però essere ormai evidente che il sogno è divenuto un incubo. La verità è che “il gratis” (o quasi) non esiste.