Ho presentato Digitalogia alla Piccola Fiera del Libro

Ho presentato Digitalogia alla Piccola Fiera del Libro - Gabriele Gobbo

La mia conferenza a Morsano al Tagliamento durante Piccola Fiera del Libro e dell’Arte, in dialogo con Giuliano Biasin e un pubblico che è entrato nel discorso.

Le presentazioni in cui non parli a qualcuno ma parli con qualcuno sono quelle che mi emozionano di più. E quella della Piccola Fiera del Libro e dell’Arte di Morsano al Tagliamento è stata così: una conversazione aperta. Mi hanno invitato a parlare del mio libro Digitalogia, e a farmi le domande c’era Giuliano Biasin, con una particolarità: ogni tanto tirava fuori Alfred, il suo ChatGPT personale, che gliene suggeriva qualcuna. Poi il pubblico entrava nel discorso con le proprie storie, i propri esempi.

Una delle prime domande è una di quelle che mi accompagnano da anni: subire il digitale o usarlo in maniera consapevole? Ho risposto che non abbiamo più questa scelta. Chi oggi rivendica di non volerne sapere ci sta dentro comunque, perché per parlare con lo Stato devi passare di lì, per pagare devi passare di lì, per ricevere un messaggio devi passare di lì. Il punto sono le piattaforme. Quelle che usiamo gratis non sono gratis: in cambio si prendono i nostri dati, il nostro tempo, la nostra attenzione. Un’ipotesi che ripeto spesso: nelle grandi aziende digitali forse ci sono più psicologi che programmatori. E in sala lo sapevano già tutti: quando racconto di quelle volte al bar in cui “ding!” cade una chiave e metà tavolo controlla il telefono convinta di averlo sentito suonare, la gente annuisce.

Da lì siamo scivolati sulla dopamina. Metti una foto, prendi 30 like e stai benissimo per cinque minuti, ma fra una settimana non ricordi più chi te li ha messi. Un abbraccio di un figlio invece lo ricordi una settimana, un mese, a volte per sempre. Il primo bacio te lo porti dietro per tutta la vita. Il primo like chi se lo ricorda più?

A un certo punto Biasin, facendo finta di essere ChatGPT, mi ha chiesto quale sia la domanda che mi fanno tutti. Giovani, adulti, insegnanti, imprenditori: l’Intelligenza Artificiale ci sostituirà? La risposta la prendo in prestito da Marco Camisani Calzolari, che ha scritto la prefazione del mio libro: i primi a essere sostituiti saranno quelli che l’AI non la usano.

L’estratto video della presentazione del libro Digitalogia alla Piccola Fiera del Libro

E poi una signora in sala ha chiesto: se un domani i robot faranno il lavoro degli operai e degli artigiani, noi cosa faremo? Saremo solo teste pensanti che nutrono l’AI? Le ho risposto che nella sua domanda c’era una parola sbagliata, ed era futuro. Quei robot ci sono già. Mentre lo dicevo, si è alzato un signore appena tornato dagli Stati Uniti che ha raccontato di aver preso più volte taxi a guida autonoma, che ormai circolano come una cosa qualunque.

A quel punto il discorso si è spostato da fuori a dentro casa, perché è lì che arriveranno presto anche i robot domestici. E un robot autonomo osserva, decide, sbaglia e impara da ciò che ha intorno. I produttori ci raccontano che entra in casa vergine, che impara da noi e dalla nostra famiglia. Sarà anche vero, ma impara tutto. Se in quella casa c’è violenza quotidiana, quella violenza la potrebbe replicare. A Morsano l’ho anticipato in pubblico per la prima volta: violenza domestica sintetica. Una forma di violenza domestica mediata da un sistema artificiale incarnato che osserva le dinamiche di casa e rischia di amplificarle invece di interromperle. L’Intelligenza Artificiale, che poi alimenta gli smart robot, non è buona né cattiva. Ma se le diamo in pasto i nostri comportamenti peggiori, quelli ci restituirà.

Alla fine Biasin mi ha chiesto una cosa sola da portare a casa. Se avete figli o nipoti, non mandateli per forza a studiare solo informatica. Mandateli a studiare anche materie umanistiche. Le grandi aziende che lavorano sull’AI cercano esattamente quel tipo di persona: chi sa leggere le persone, la storia, i contesti. Chi sa pensare.


— Sono l’autore di Digitalogia, già Bestseller Amazon in 4 categorie. Ho da poco pubblicato Metaprompting Strategico e Ucronìa: Cupertino. Se queste riflessioni vi toccano, seguitemi su LinkedIn (in italiano) e Medium (in inglese). Qui trovate tutti i miei libri, mentre qui ho fatto una selezione dei miei articoli per le testate di settore.


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