Divulgatore Digitale
Gabriele Gobbo è digitologo, autore e divulgatore della cultura digitale. Consulente e docente di comunicazione digitale, speaker e presentatore per eventi, conduce programmi televisivi e lavora da oltre trent'anni tra media, tecnologia e strategie. Ha coniato diversi neologismi per l'era digitale. Esplora AIO e GEO, l'ottimizzazione delle entità per le piattaforme generative, ed è l'autore di Digitalogia e di Metaprompting Strategico con il Protocollo 3C.

ULTIMI DAL BLOG DI GABRIELE GOBBO
Ogni aula è diversa e ogni scuola ti lascia dentro qualcosa in più. Come esperto di settore, il ciclo di incontri formativi che ho tenuto al Liceo Scientifico Albert Einstein di Teramo mi ha restituito molto: ascolto, partecipazione, confronto, interesse. Molti professori coinvolti si sono messi in gioco con attenzione, dando ancora più valore a ogni momento condiviso.
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Preparare la lezione per l’Università Vita-Salute San Raffaele con un focus su comunicazione interculturale e digitale in medicina mi ha dato l’opportunità di approfondire tematiche con una forte connotazione umana, sebbene legate al digitale. Ho voluto parlare agli studenti del corso in Cyber-Humanities, di Marco Camisani Calzolari, degli strumenti e dell’universo digitale con una visione umanocentrica, perché possono diventare il ponte dei rapporti fra persone vere di diverse culture.
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Il concetto di Deep Web Marketing viene spesso frainteso o relegato solo agli angoli oscuri della rete. In realtà, come spiego in questo approfondimento che ho scritto per Agenda Digitale, si tratta di esplorare canali non convenzionali e sentieri meno battuti per una promozione che non sia solo rumore di fondo. In un ecosistema digitale saturo, riscoprire questi spazi ‘fuori mano’ significa recuperare l’efficacia della comunicazione diretta e autentica.
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Chi ha inventato la fotografia digitale? Kodak. Chi ha avuto paura di usarla? Kodak. Chi ha fatto finta di niente finché è stato troppo tardi? Sempre Kodak.
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Fra uno scroll e l’altro, mi sono imbattuto in una vecchia pubblicità, o meglio, réclame. Nel 1949 Western Electric ha tirato fuori questa pagina pubblicitaria che, a prima vista, sembra solo un’illustrazione vintage. Ma guardiamola meglio e facciamo una analisi al volo.
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Ho fatto una canzone! No, dai, in realtà, non è che proprio l’ho fatta io. L’ha creata un’intelligenza artificiale, ma con un testo scritto da me, parola per parola. Ho preso il mio articolo Hype hype, hurrà! Quantum Computing: il nuovo hype è servito e l’ho trasformato in musica, grazie a Riffusion. Un esperimento per esplorare nuovi linguaggi, nuovi mezzi di comunicazione e vedere fin dove si può spingere la tecnologia quando si basa sulla creatività umana.
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C’è un problema sul web: i banner popup. Fastidiosi, invadenti, ripetitivi. Sono ovunque come i semafori nel traffico cittadino: sappiamo che ci saranno, li odiamo, ma non possiamo evitarli. Checché ne dicano gli ad-blocker.
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Il mercato tech non può restare senza un nuovo giocattolo. Bruciata l’AI, ecco servito il Quantum Computing, spinto dai big del settore. È davvero la prossima rivoluzione o solo un’altra bolla pronta a esplodere?
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Come ho raccontato su queste colonne, il mondo online si è riempito di video deepfake che clonano politici e celebrità, spesso per attirare click su falsi servizi, dal trading alle cure dimagranti. Ma immaginate, per gioco, che questa tecnologia venga usata per rimpiazzare i deejay famosi, con schermi e ledwall che li proiettano in consolle. Fin qui, nulla di strano. Il vero salto sarebbe rendere questi cloni digitali “senzienti”, capaci di interagire con il pubblico e adattare in tempo reale il djset al mood della pista. Le tecnologie per farlo esistono già, manca solo chi le interconnetta in modo efficace.
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Quando pensiamo ai deepfake, cioè i video di persone famose a cui fanno dire qualsiasi cosa grazie a sistemi di clonazione con l’intelligenza artificiale, probabilmente ci vengono in mente i post sui social dove vari cloni di Maria De Filippi, Montezemolo e altre celebrità di vari settori ci promettono lauti guadagni con piccoli investimenti. La classica truffa con fantomatica piattaforma di moltiplicazione del denaro. Ovviamente le immagini dei protagonisti dei video vengono usate a loro insaputa, e gli interessati non hanno mai fatto quelle dichiarazioni.
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