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Social Zombing: non è tutto oro quello che luccica

I social network sono croce e delizia dei tempi moderni, ormai considerati imprescindibili per persone e aziende, li usiamo in continuazione, spesso senza nemmeno farci caso, passandoci diverse ore a settimana, se non al giorno. Emozionanti e divertenti per le persone, grandi occasioni di crescita e acceleratori di business per imprese ed aziende.

Nella quotidianità considerati abbastanza sicuri e agevoli da utilizzare, in poche occasioni ci ricordiamo che possono avere dei risvolti negativi o creare dei danni, a partire dagli ormai frequenti furti di account con relativo abuso dei nostri profili per perpetrare truffe online.

Ebbene oggi vi racconto un altro pericolo che si cela su queste piattaforme e dà la possibilità a persone senza scrupoli di danneggiare la nostra credibilità o la nostra azienda semplicemente piegando al proprio volere i sistemi di protezione dei social stessi, ad esempio quelli che cercano di combattere gli account falsi e la compravendita di like fasulli.

Io e Max Guadagnoli abbiamo denominato queste strategie dannose col termine “Social Zombing” e ruotano principalmente attorno ad un semplice concetto: se compro migliaia di falsi follower (zombie, appunto) per il profilo del mio concorrente, prima o poi la piattaforma lo limita oppure addirittura lo chiude, con buona pace dell’ignara vittima, che magari ha lavorato anni per avere un account molto seguito e ottimo per la sua attività.

Ovviamente si possono comprare a poco prezzo follower, reazioni, visualizzazioni di video e ascolti di brani musicali fasulli. L’unico modo per difendersi è monitorare le statistiche e i numeri dei propri account e non essere mai subito felici se crescono a dismisura senza motivo, quindi se notiamo aumenti sospetti dobbiamo correre ai ripari, ad esempio rendendo privato il profilo Instagram o limitando l’accesso da stati esteri alla pagina Facebook.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta sulla testata TrafficJam

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