Prima abbiamo ridotto il web a una accozzaglia di banner, popup, popunder, pre roll, pulsanti accetta, avvisi cookie, obblighi di abbonamento e immondizia varia che lasciano all’utente il 15% di schermo libero per leggere un testo. Ora alcuni ingegneri Google propongono le Web Environment Integrity API (API dell’Integrità dell’Ambiente Web) che ammazzeranno il web libero, cioè il web stesso.
Questo strumento consentirebbe a qualsiasi sito web di impedire l’accesso ai propri contenuti se non apprezza il modo in cui le nostre applicazioni o browser alterano il codice per proteggerci dal tracciamento, dalla pubblicità invasiva e aumentano la nostra sacrosanta privacy.
Questa proposta colpisce ovviamente in pieno i blocca-pubblicità e gli altri strumenti di filtraggio del web, i quali modificano il codice per bloccare il tracciamento e neutralizzare altre potenziali minacce alla privacy. Tuttavia, le possibili ripercussioni negative che potrebbero derivare dall’adozione di questa API vanno molto oltre.
Se tutto questo diventa realtà, con ovvi obiettivi pubblicitari e di monetizzazione selvaggia, Google e altri colossi della Big Tech avrebbero un potere senza precedenti nel determinare quali browser, estensioni e dispositivi potranno o meno accedere ai siti web.
In poche parole, la morte del web.
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— Sono l’autore di Digitalogia, già Bestseller Amazon in 4 categorie. Da poco è uscito Ucronìa: Cupertino, un libro retrofuturista sulle vicende di Apple. Sto lavorando a Metaprompting Strategico. Se queste riflessioni vi toccano, seguitemi su LinkedIn (in italiano) e Medium (in inglese). Qui trovate tutti i miei libri, mentre qui ho fatto una selezione dei miei articoli per le testate di settore.
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