Divulgatore Digitale
Gabriele Gobbo è digitologo, autore e divulgatore della cultura digitale. Consulente e docente di comunicazione digitale, speaker e presentatore per eventi, conduce programmi televisivi e lavora da oltre trent'anni tra media, tecnologia e strategie. Ha coniato diversi neologismi per l'era digitale. Esplora AIO e GEO, l'ottimizzazione delle entità per le piattaforme generative, ed è l'autore di Digitalogia e di Metaprompting Strategico con il Protocollo 3C.
Principali aggiornamenti
Una grande emozione presentare il mio libro Digitalogia alla Camera dei Deputati nella sala Matteotti. Una riflessione sulla consapevolezza digitale e i sonnambuli digitali davanti a esperti e istituzioni nel Digital Security Festival.
Il grande equivoco del nostro tempo è definire i giovani “nativi digitali”, quando in realtà sono spesso sonnambuli digitali. Con questa provocazione ho presentato “Digitalogia – Non è un’epoca facile, ma è l’unica che abbiamo” alla Camera dei Deputati nella sala dedicata a Matteotti. L’evento era inserito nel Digital Security Festival che si è aperto con la lettura di un messaggio del Vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, portando una riflessione sulla consapevolezza civica nell’era della connessione permanente davanti a un pubblico di esperti e istituzioni.
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Invitato a portare la mia visione su cybersecurity, deglobalizzazione digitale e sovranità tecnologica in uno degli appuntamenti istituzionali più rilevanti dell’anno. Tra gli ospiti, rappresentanti di istituzioni, imprenditori e professionisti da tutta Italia.
Il 24 ottobre sono intervenuto al congresso nazionale di Meritocrazia Italia, che si è svolto al Teatro Rossini di Roma. Un’occasione importante, con una platea composta da istituzioni, imprenditori e professionisti a rappresentare tutta l’Italia. Il tipo di contesto dove le parole hanno un peso diverso, dove si parla di futuro concreto del Paese, non di proclami.
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Lavoro con l’intelligenza artificiale generativa da quando è arrivata, e c’è una cosa che mi disturba: la sua plausibilità. L’AI non sembra sbagliare mai. Restituisce testi corretti, ordinati, completi. La forma è perfetta, ma spesso è un guscio senza pensiero, e il rischio sta qui: nella capacità di restituire risposte che sembrano soluzioni.
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Qualche giorno fa mi sono trovato, ancora una volta, davanti a una platea di innovatori. Questa volta non per parlare, ma per ascoltare, guidare, moderare. L’occasione era “Direzione Futuro”, l’evento per i 25 anni di TEC4I FVG. Oltre 120 partecipanti, una giornata dedicata all’innovazione, temi che spaziano dalla cybersecurity al futuro manifatturiero del territorio.
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Il magazine greco del gruppo 24 MEDIA dedica un articolo al mio libro e alla mia filosofia: “La Digitalogia ci ricorda il valore dell’attimo presente”
Mi ha colpito ricevere una notifica di Google Alert che mi segnalava un articolo su ON Wellness, uno dei principali magazine greci dedicati al benessere e alla cultura consapevole. L’approfondimento, firmato dalla giornalista Elena Boulia, esplora la mia visione del digitale e la filosofia della Digitalogia. La testata fa parte di 24 MEDIA, uno dei più grandi gruppi editoriali digitali della Grecia, e ha un pubblico di 60 milioni di utenti mensili.
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Quando un amico ti avvisa che sei sul giornale con Digitalogia, album e libro…
Una mattina ti svegli con una notifica da un amico: è la foto del Messaggero Veneto con la tua faccia a centro pagina (grazie Roberto). E infatti eccomi lì, in un bell’articolo sulla musica generativa che racconta il mio album Digitalogia – La colonna sonora e il libro che l’ha ispirato.
“…il caso dell’udinese Gabriele Gobbo, già noto per il bestseller Amazon ‘Digitalogia’. Ora quelle pagine si trasformano in musica: ‘Digitalogia – La colonna sonora’, un lavoro dove l’intelligenza artificiale è usata come uno strumento da suonare e dirigere, non come un generatore automatico…”
— Elisa Russo, Messaggero Veneto
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Quello che coglie un barista in uno sguardo, Google lo manca anche dopo mille click. Una mia riflessione sull’intuizione umana che il digitale non avrà mai.
La macchina del caffè sbuffa, le tazzine tintinnano e l’aroma del caffè riempie l’aria. Vengo in questo bar da anni, da quando ero ragazzino. Il titolare se lo ricorda. Il personale cambia, ma nel giro di qualche settimana anche i nuovi sanno già cosa prendo: macchiato con latte freddo e brioche alla marmellata. Mi accomodo al mio solito tavolino con il giornale locale Quando è dietro al bancone, il proprietario preferisce servirmi lui. Non si limita a portarmi “il solito”. Prima osserva.
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Ho avuto l’onore di intervenire in audizione al tavolo tecnico del Ministero dell’Istruzione dedicato al contrasto al cyberbullismo e allo sviluppo di una comunicazione efficace e positiva, assieme anche a rappresentanti di Google e Meta.
Sono intervenuto su temi che per me sono da sempre fondamentali: ho portato la visione degli insegnanti che formo sul bullismo, l’esperienza del Digital Security Festival, con cui incontro ogni anno centinaia di ragazzi e ragazze nelle scuole, e ho avuto la possibilità di spiegare come, con il mio neologismo Sonnambuli Digitali, voglio confutare la credenza comune che i giovani siano davvero nativi digitali. Inoltre ho potuto parlare del mio libro Digitalogia, che raccoglie riflessioni e strumenti utili proprio per affrontare queste sfide culturali.
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Quando la memoria vale più dei dati
C’è un negozio di elettrodomestici, nella piccola cittadina dell’estremo nordest d’Italia dove vivo, incastonata fra Venezia, l’Austria e la Slovenia, che frequento da trent’anni. E forse la mia famiglia da ancora più tempo. E no, non è morto. Nonostante Amazon, i centri commerciali, le catene, gli ipermercati e la corsa agli sconti digitali. Anzi, è più vivo che mai.
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Meno strumenti, meno fuffa, più presenza.
Dicono che non si può sfuggire al mondo digitale, e forse è vero, ma non serve nemmeno fuggire: basta guardarlo diversamente. E sì, se ve lo stavate chiedendo, il titolo probabilmente è esagerato.
La Digitalogia non è una moda grazie a dio, è un modo che ho distillato nel tempo, negli anni, di guardare la vita satura di tecnologia senza hype e senza cercare vie di fuga. Non promette disintossicazione, offre digestione.
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