Avvisate gli editori che stanno per chiudere!

Avrete letto più o meno tutti qualcosa a proposito della nuova direttiva europea sul Copyright, spinta grandemente da molti editori online, che fra mille altri disastri, a breve obbligherà i giganti del web (e non solo) a pagare gli editori stessi per pubblicare i link ai loro articoli sotto forma di snippet (estratti). Questa follia è conosciuta come “link tax”. Vediamo come andranno le cose realmente secondo me.
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Facebook ci ascolta a nostra insaputa?

Oggi parlavo di un argomento con delle persone. Telefoni in tasca o sul tavolo in standby. Dieci minuti dopo apro Facebook e il primo post della bacheca era su quell’argomento.

La cosa “strana” è che l’argomento era a me abbastanza sconosciuto, precisamente una località di villeggiatura, che non ho mai frequentato e che non conosco granchè, di cui sono certo non aver mai scritto sui social, sui blog e nemmeno via WhatsApp o Instagram, tantomeno su Facebook.
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Come funzionano le discussioni con complottisti e patiti di pseudoscienza

Ogni giorno ci imbattiamo in persone che, grazie al facile accesso a internet, sono convinte che la pseudoscienza (e più in generale le bufale) sia in realtà la “vera informazione” perchè la scienza (quella vera, ma vera vera) è al soldo di qualcuno che vuole nasconderci qualcosa; non sanno bene di chi e per nasconderci cosa, ma l’importante per loro è trovare sempre una “teoria del complotto”.

Che si tratti di terra piatta o di vaccini, oppure di incidenti o attentati, troveranno sempre un link o un post (ovviamente falso) che darà spazio e supporto alle loro credenze.
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Comunicazione di servizio: Da oggi mi trovate anche su Spotify

Piccolo spazio pubblicità! Vi riporto qui un breve comunicato stampa della mia redazione:

Da oggi è possibile ascoltare la versione audio del programma tv FvgTech anche su Spotify. Si aggiunge quindi questa piattaforma alla trasmissione televisiva sulla tecnologia di Gabriele Gobbo. Uno dei primi friulani con programmi di questo tipo a essere inserito nel catalogo del noto servizio audio americano, fra i più famosi nel mondo con oltre 150 milioni di utenti attivi ogni mese.

FvgTech è un programma televisivo ideato dal social media manager Gabriele Gobbo che parla, anche assieme a ospiti e interviste, del mondo della tecnologia, di digitale e di social media. Disponibile, oltre che sul digitale terrestre (CafèTV24 FVG) anche su Spotify, iTunes, Facebook, YouTube, Spreaker e tantissimi altri servizi e social network.

Per guardare le puntate (sia video che audio) e collegarsi ai vari social network e a Spotify basta visitare il sito www.fvgtech.it

IGTV, la Instagram TV: sicuri non l’abbiano rilasciata per sbaglio?

La televisione di Instagram (IGTV) è una rivoluzione, ci raccontano i giornali, per me è di sicuro una grande notizia. Un colosso come Instagram lancia una nuova app e un nuovo servizio, un colosso che ha le spalle coperte dal colosso dei colossi Facebook. Bene mi dico, sarà una killer app come non se ne vedono da un decennio.

Non mi sbagliavo sulla notizia, certamente è grossa, ma mi sbagliavo sulla app, non è una killer app… forse per ora è una flop app.
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Facebook vuole “essere internet” e Zuckerberg il suo dio

Il concetto è molto semplice, Facebook vuole “essere internet” e, contestualmente, Mark Zuckerberg vuole esserne il suo dio (o padrone, che dir si voglia). 

Mi spiego meglio: il social in blu non vuole semplicemente essere un sito internet, vuole “essere l’internet”, passatemi questo brutale riassunto; va da se che il “padrone” di Facebook ne voglia quindi essere il dio.

La cosa, forse, peggiore è che per moltissime persone Facebook è già internet, perché è l’unico sito/servizio che usano sulla rete, chattano via Facebook, si informano via Facebook, vendono via Facebook, fanno amicizia via Facebook, cercano lavoro via Facebook. 
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Gli imbarazzanti senatori americani e l’audizione di Mark Zuckerberg su Facebook

Vi spiego in due parole cosa è successo all’audizione in senato di Mark Zuckerberg, il paròn di Facebook, andato (chiamato) lì per spiegare il presunto “scandalo” dei dati.

In poche parole i senatori, dall’alto della loro grande conoscenza dell’argomento, hanno chiesto al più grande “uomo di internet” cose che nemmeno i vecchietti chiedono più ai “corsi per usare internet” delle università della terza età.
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Cambridge Analytica, sicuri il problema sia solo tecnico o c’è molto altro?

Tutti i giornali strombazzano un presunto furto di dati legato a Facebook e Cambridge Analytica, qualcuno si spinge fino a parlare di un data breach (personalmente ritengo non sia esattamente nessuno dei due); una cosa è certa, la questione è scottante e deve far riflettere.

Ma io ho dei quesiti che spostano la questione più al largo, nello sterminato mare dei comportamenti sociali. Per questo sostengo sia un problema più ampio della parte meramente tecnica e informatica. Ma anche più vasto delle questioni legali, degli accordi e dei contratti di utilizzo che chi usa questi dati sigla con Facebook.
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L’Italia sembra il triste luna park degli eventi “fare soldi con l’online”

Venghino, siori e siore, venghino! Eventi, eventi e ancora eventi, col denominatore comune di “fare soldi con l’online”, con il web, con la rete, con l’ecommerce, con i siti e con tutto quanto è vagamente digitale. Pubblicità e inserzioni spopolano su Facebook e altrove, personaggi noti e meno noti fanno capolino nelle locandine pubblicitarie virtuali, nei post, nei video e nelle inserzioni.

Ah! l’Italia! Che bel paese, a guardare tutte queste pubblicità e questi eventi sembra il paese più digitalizzato d’Europa e forse del mondo, dove basta andare ad un evento (spesso con modico ingresso a 1.000 euro) e si scoprono trucchi, segreti e fantasiose formule magiche per fare soldi con lo strepitoso “digital”.

Basta partecipare ad un mega seminario (loro dicono) con le web-star e gli youtuber e si diventa i maghi del web e del marketing. Basta una giornata di talk e meeting e si imparano tecniche e segreti che io e molti miei colleghi professionisti abbiamo dovuto studiare, provare e sperimentare per anni. Ah l’Italia, che bel paese!
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Vero, un nuovo social network. Ci serve?

In questi giorni non si fa altro che parlare di Vero, il “nuovo” social network che pare stia spopolando, soprattutto fra gli utenti di Instagram. La domanda sorge spontanea: ci serve un nuovo social network?

La prima cosa da sapere è che Vero esiste già da un po’ ma in questi giorni, grazie al tam-tam e alla curiosità, sta correndo verso il milione di iscritti (ed è già comparso l’avviso di difficoltà tecniche per l’alto traffico ricevuto). Numeri che certamente non faranno perdere il sonno a Mark Elliot Zuckerberg, staranno pensando in molti. Bene, io non sono d’accordo, ma non mi soffermerò sul modo in cui è finito sotto i riflettori questo nuovo social media, che per inciso si può utilizzare solo con app iOS e Android, niente sito web al momento.
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