Il Caffè Letterario Codroipese mi ha invitato a presentare Digitalogia

Il Caffè Letterario Codroipese mi ha invitato a presentare Digitalogia - Gabriele Gobbo

Una serata costruita dal Caffè Letterario Codroipese, con la mia famiglia in prima fila, due videomessaggi importanti, e una signora che ha rovesciato il finale.

Quando parlo in pubblico mi piace partire dalla scena del telefono di casa. Negli anni ’80, quando squillava, correvamo tutti come pazzi a rispondere. Rispondo io! rispondo io! chissà chi è! Se poi suonava dopo le sei di sera cambiava tutto, perché a quell’ora in Friuli diventava un’altra cosa: «chi è morto?» E la sala ride sempre, perché è una cosa che abbiamo vissuto tutti.

Quella sera in biblioteca a Codroipo la sala ha riso forse un po’ di più. O forse sono io che l’ho sentito, perché Codroipo è il posto che mi ha accolto da ragazzino, la biblioteca la conosco da sempre, e in prima fila c’era la mia famiglia. Presentare Digitalogia lì, nella mia città, è un’altra cosa.

Da New York è arrivato il videomessaggio di Marco Camisani Calzolari, autore della prefazione di Digitalogia. Ha richiamato uno degli argomenti del libro: le piattaforme che ci sembrano gratuite non lo sono mai davvero, e il prezzo lo paghiamo con i dati, l’attenzione e il tempo. È il filo che mi ha guidato per tutta la serata, lo stesso che ripeto da anni nelle conferenze e nel libro: il digitale è lo stesso, siamo cambiati noi. Ogni volta mi piace argomentarlo perché il riflesso comune va nella direzione opposta, e la colpa finisce sempre sulla macchina, sull’algoritmo, sullo smartphone.

Il Caffè Letterario Codroipese mi ha invitato a presentare Digitalogia - Gabriele Gobbo

Nel saluto istituzionale del Vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia Mario Anzil ho apprezzato la sintesi della situazione, quando ha detto che il digitale ha iniziato ad abitare le nostre vite, e che a un certo punto siamo stati noi a cominciare ad abitare la sua dimensione, spaesati. È molto simile al concetto su cui lavoro da anni, ma visto con gli occhi di chi si occupa di politica e istituzioni. E andava a toccare anche il sottotitolo del libro: «Non è un’epoca facile, ma è l’unica che abbiamo». Due voci diverse, la stessa stanza, lo stesso nodo. Quando percorsi diversi arrivano lì, non è un caso.

Martina Del Piccolo, che conduceva l’incontro, mi ha chiesto dei nativi digitali. Le ho risposto con una domanda. Se ogni mattina prendo l’aereo, lo uso, lo vivo, sono diventato un pilota esperto? No. Eppure con il digitale diamo per scontato proprio questa equazione. I ragazzi ci sono nati dentro, quindi sanno. Sanno usarlo, sì. Sapere cosa stanno usando è diverso. E in questo siamo tutti un po’ Sonnambuli Digitali, loro e noi.

C’è una cosa che dico spesso, ma in biblioteca aveva un peso diverso perché davanti avevo anche i miei genitori, che quelle scene le avevano vissute tutte. Quando uscivo di casa mia nonna mi diceva di stare attento e di mettere il maglione. Mia mamma aggiungeva di non «prendere le caramelle dagli sconosciuti». Quei consigli a noi sono arrivati, ma nel digitale non arrivano. Chi dice ai nostri ragazzi che su quel link non si clicca? Chi dice a un ragazzino di tredici anni che quel video «rubato» mandato all’amico può fare il giro del mondo in dieci minuti? Siamo noi adulti che non abbiamo imparato a dare consigli digitali, perché quando i nostri figli crescevano stavamo imparando il digitale anche noi.

Il Caffè Letterario Codroipese mi ha invitato a presentare Digitalogia - Gabriele Gobbo

Una parte della serata è finita sulle chat. WhatsApp e tutti gli altri, all’inizio, ci avevano promesso una cosa bellissima: la comunicazione asincrona. Ti scrivo io quando voglio, mi rispondi tu quando puoi, nessuno è obbligato a essere connesso in tempo reale. Un’idea di libertà reciproca. Poi abbiamo preso quella libertà e l’abbiamo smantellata pezzo per pezzo. La spunta blu è il simbolo di questa rinuncia: è opzionale, ma quasi nessuno la disattiva. Vogliamo sapere se ha letto, e così finiamo per svelare anche quando abbiamo letto noi. E dopo venti minuti che non ci ha risposto, pensiamo che ci stia ignorando, che ce l’abbia con noi. Venti minuti, in una conversazione fatta per essere asincrona.

Lo stesso paradosso vale per le chat scolastiche. Gruppi nati per risparmiare tempo ai genitori sono diventati il posto dove se ne perde di più, fra messaggi vocali infiniti e discussioni che partono alle undici di sera e vanno avanti fino all’una. Abbiamo usato uno strumento pensato per toglierci lavoro e l’abbiamo trasformato in un lavoro in più. Lo strumento funzionava benissimo, siamo stati noi a complicarlo.

A Codroipo ho voluto tornare anche su un meccanismo che ripeto sempre, e che non smette di colpirmi. Quando mettiamo una foto e riceviamo cinquanta like stiamo benissimo, per cinque minuti. Però chiedetemi fra una settimana quanti like ho preso su quella foto e chi me li ha messi: io mica lo so, non lo ricordo. Un abbraccio invece dura. Dura giorni, anni, a volte tutta la vita. È sempre quel prezzo nascosto di cui parlava Camisani Calzolari nel videomessaggio: l’attenzione che togliamo a quello che ci resterebbe addosso, per inseguire una scarica che si consuma mentre arriva.

Durante la serata è arrivato anche il videomessaggio di Tiberio Timperi, che ha lasciato una frase semplice e importante: «nessuno deve essere lasciato indietro».

Il Caffè Letterario Codroipese mi ha invitato a presentare Digitalogia - Gabriele Gobbo

Nelle domande dal pubblico è intervenuto il Sindaco di Codroipo, Guido Nardini. Ha raccontato di un avvocato che in aula aveva citato sentenze generate dall’Intelligenza Artificiale per sostenere la tesi difensiva del proprio cliente. Per fortuna c’era un giudice attento, che si è reso conto che quelle sentenze erano inventate di sana pianta. L’avvocato probabilmente ci ha rimesso la faccia, il cliente immagino anche. Gli ho risposto che il problema era la scorciatoia. Quell’avvocato probabilmente aveva interrogato l’AI generalista di Google invece di pagare il software professionale per avvocati, che ha accesso all’archivio vero delle sentenze. Le scorciatoie, da che mondo è mondo, hanno sempre creato danni.

Il momento della serata che mi è rimasto più addosso è arrivato quasi alla fine, dalla platea. Si è alzata una signora di quasi settantasei anni. Non era lì per fare una domanda gentile. Ha esordito con un «No, io contesto!», e poi ha detto la cosa più onesta che si potesse dire in quel momento: «La mia generazione è quasi una forma di razzismo: è tagliata fuori». Le ho risposto al volo, perché il legame era lampante, ed era proprio quello che aveva detto Timperi nel suo videomessaggio: nessuno deve essere lasciato indietro. Ma lei non stava cercando conforto. Ha ribattuto «Sì, ma come facciamo?» E poi, senza aspettare che rispondessi, ha trovato da sola la propria strada. «Io quando non so una cosa sul computer vado dai miei nipoti. È la cosa meravigliosa delle generazioni.» Poi ho concluso con una battuta: «Pensate che ci sono nonni che fanno finta di non saper usare il cellulare per chiamare i nipoti a casa. Usatelo come scusa!»

Martina aveva chiuso il nostro dialogo poco prima, leggendo un passo dal capitolo del libro che si chiama «meno divieti»: più tardi esponiamo i bambini al digitale, più li lasciamo impreparati quando arriverà il momento in cui lo incontreranno da soli. A proteggerli non sono i divieti, è la presenza consapevole degli adulti. L’ha scelto lei come chiusura, e dopo quello che era successo in sala, con la signora e la sua rete di nipoti, quel passo ha avuto ancora più peso.

Il Caffè Letterario Codroipese mi ha invitato a presentare Digitalogia - Gabriele Gobbo

La serata si era aperta con Jeremy Seravalle al pianoforte, e si è chiusa con un esperimento di musica generata dall’AI sulle parole suggerite dal pubblico. È un tema a cui sto lavorando anche fuori dalle conferenze, con l’album musicale generativo “Digitalogia, la colonna sonora”. Quella sera è rimasto sullo sfondo, come era giusto che fosse.

Voglio ringraziare chi ha voluto e costruito la serata, Luisa Venuti e il Caffè Letterario Codroipese. Martina Del Piccolo per la conduzione. Jeremy Seravalle per la musica vera prima di quella artificiale. Silvia Iacuzzi de Il Ponte, che ha raccontato il periodico. L’Assessore alla Cultura Silvia Polo, per il saluto con cui ha accolto il libro a Codroipo. Il Vicegovernatore Mario Anzil e il Sindaco Guido Nardini per la loro presenza. E tutti coloro che sono venuti, hanno riempito ogni posto e sono rimasti fino alla fine.

Ci sono presentazioni in cui porti il libro, e altre in cui il libro torna a casa. Codroipo era casa. Il resto l’ha fatto la sala.


— Sono l’autore di Digitalogia, già Bestseller Amazon in 4 categorie. Ho da poco pubblicato Metaprompting Strategico e Ucronìa: Cupertino. Se queste riflessioni vi toccano, seguitemi su LinkedIn (in italiano) e Medium (in inglese). Qui trovate tutti i miei libri, mentre qui ho fatto una selezione dei miei articoli per le testate di settore.


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