Ma Facebook è morto o no?
Ogni giorno qualcuno dichiara che Facebook è morto, che non lo usa più nessuno o che non serve più. E ogni giorno qualcuno “annuncia” che lascerà il social in blu per altri lidi. Ma è davvero così? No!
Divulgatore digitale, docente e consulente
In questa sezione esploro l’evoluzione del panorama digital, fornendo strumenti critici e strategie per navigare la complessità della comunicazione moderna.
Ogni giorno qualcuno dichiara che Facebook è morto, che non lo usa più nessuno o che non serve più. E ogni giorno qualcuno “annuncia” che lascerà il social in blu per altri lidi. Ma è davvero così? No!
Tutti ne parlano, tutti la inseriscono nei propri software e prodotti (o così dicono nei lanci stampa e di marketing), tutti si preoccupano per il lavoro che ruberà. Ora che ho la vostra attenzione, vi dico ciò che penso, dopo i miei trent’anni di immersione nel mondo digitale e della tecnologia: l’IA non ci ruberà il lavoro, così come lo intendiamo, ma più verosimilmente lo cambierà.
I social network sono croce e delizia dei tempi moderni, ormai considerati imprescindibili per persone e aziende, li usiamo in continuazione, spesso senza nemmeno farci caso, passandoci diverse ore a settimana, se non al giorno. Emozionanti e divertenti per le persone, grandi occasioni di crescita e acceleratori di business per imprese ed aziende.
Wikipedia blocca la pagina di Marco Camisani Calzolari da 15 anni anche per mezzo di votazione della sua microscopica community e alcuni wikipediani difendono la scelta appellandosi a regole fuori dal tempo o con vorticosi giri di parole, ma grazie a centinaia di commenti in un post di Marco su Facebook ho fatto delle scoperte a dir poco curiose sulla gestione di Wikimedia Italia.
Il filo rosso che ha unito tutti i ragionamenti sulle brutture e storture della rete è l’essere umano, che non ne esce bene, ma come una specie alla deriva che ha sorpassato il punto del non ritorno, che non può più controllare quanto ha creato (da internet in sù) e che non sa come uscirne se non incolpando la tecnologia, che però è solo un mezzo, senza anima e che non guarda in faccia a nessuno.
Ecco la lista dei podcast che ho selezionato per voi
Le piattaforme social e web non combatteranno mai davvero l’odio e le bufale su internet. Vi spiego perché.
Posso controllare lo smartphone di mio figlio? Cosa dice la legge e cosa posso fare per tutelare il bambino senza diventare una spia?
Il problema secondo me non è averlo reso obbligatorio, perché è cosa buona e giusta come altre decine di sistemi di sicurezza, con un chip al giorno d’oggi risolvi tutto. Il vero problema è che non c’è uno standard e non c’è nulla di certo su come/cosa debba essere la soluzione ufficiale.
Pare ci sia tutta una serie di arzilli utenti del social di Marchetto Montedizucchero con la smania di farsi notare da ragazze più o meno giovani e per farlo usa una tecnica tanto singolare quanto (a mio parere) censurabile. In pratica come una mia amica ha avuto occasione di spiegare, vanno in cerca di profili di ragazze che gli piacciono, possibilmente con la privacy pubblica, poi trovano una foto fra quelle presenti e la condividono come post sulla propria bacheca scrivendo una frase tipo “ciao, mi piacerebbe conoscerti” oppure un complimento generico o altre cose del genere.
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